Vestito di pantaloni di flanella grigi e una fruit of the loom bianchissima si mise sulle spalle una cerata leggera, nera, prese due guanti in lattice e scese giù nel garage, chiudendo piano la porta della sua camera.
Una volta giunto lì, accese la luce e si guardò intorno: gli attrezzi erano tutti in fila,la macchina del papà era parcheggiata all\\\'interno e quella più piccola, non per questo di minor valore, era subito fuori, parcheggiata meticolosamente dal fratello sul vialetto del giardino,con le chiavi sul cruscotto, chè in quel quartiere i ladri non erano da temere.
Ma lui non si curava delle auto, grandi o piccole che fossero, nè tantomeno della luce che entrava dal garage che sembrava però ignorare ciò che a lui invece importava più di tutto, la sua moto.Era buttata in un angolo della stanza, appoggiata ad una parete vicino alle vecchie cianfrusaglie da dismettere

raconteur16.03.2008 09:06

l'aveva presa da un vecchio contadino, e lui la considerava un affare, mentre suo padre diceva che era solo un ferro vecchio.

raconteur16.03.2008 09:21

Era un Moto Morini corsaro 125 zz,per la precisione, coperto di polvere e ruggine che però non potevano nascondere del tutto la scocca lucente, sotto lo strato di sporco, e il manubrio ancora cromato, coperto solo in parte delle ossidazioni.

raconteur16.03.2008 09:24

Senza alcuna fretta si avvicinò al vecchio mezzo e con estrema cura, come se stesse toccando qualcosa di fragile, cominciò a carezzarlo per eliminare almeno alcuna della polvere presente. Spostò i vecchi oggetti che la immobilizzavano, liberando così quella vecchia gloria da quell'angolo remoto e la spostò lentamente nel giardino, alla viva luce del sole, per poi poggiarla sul suo cavalletto, ancora perfettamente capace di tenerla perfettamente impiedi. ... si sedette sul porfido, scrollò la sua candida maglietta dalla sporcizie che vi si era posata e stringendo una mano sulla marmitta cominciò ad osservare il suo antico destriero.
Di lavoro ce n'era molto da fare, questo era certo, a partire dal grasso accumulatosi sul metallo dei carter-motore da pulire fino alla ruggine che passava dentro quei vecchi freni da sostituire o, ancora più in profondo, in tutto il lavoro che era da fare sulla meccanica ancora pronta a servire a lungo il suo nuovo proprietario purchè fosse
rimessa a nuovo, dopo anni di usurante inattività.

raconteur26.03.2008 06:29

Guardò il cielo che era terso, in quella mattinata di prima estate, lanciò qualche occhiata veloce al giardino che lo circondava e si accorse di non avere nulla che lo disturbasse, nulla che interagisse con lui e niente che lo potesse distrarre da quel nuovo amore, una moto, fredda, di lamiera, che però la vecchiaia sembrava avergli dato un cuore.

raconteur30.03.2008 01:49

Con una mossa decisa si alzò da quella posizione che aveva assunto e camminò piano verso il garage, senza però mai girare lo sguardo dalla sua fiamma.
Tirò fuori una spugna gialla dalla sua confezione, raccolse il tubo dell'acqua, aprì il rubinetto piano e puntò il getto verso la moto ch'era lì, al centro della piccola area di porfido davanti il garage, a prendersi il sole.
L'acqua,cadendo sula carrozzeria, cominciò a far risplendere il rosso, la sella era vecchia e un po' d'acqua passava attraverso la copertura,ma la moto sembrava giovare di quella pulizia, anche la sella sembrava comunque ringiovanita.
Dopo il bagno, chiuse il rubinetto e cominciò a grattare via lo sporco che era rimasto : poggiava una mano sul serbatoio e con l'altra, con cui teneva la spugna, cercava di rimuovere quelle vecchie macchie di fango, che un po' gli ricordavano il passato di lei, chiusa troppo a lungo in un locale buio, umido, nella più brutta campagna romana che esistesse.
Ma ora la moto era tutta sua e le macchie cominciavano già ad andarsene e la vernice rossa ora rifletteva di nuovo il sole grande e ancora giovane di quella mattina.
Di tanto in tanto, mentre la puliva, si allontanava di qualche passo per osservarla un po' meglio da lontano e pensava a quanto le sembrasse bella. Si accorgeva che in poche ore quel vecchio cimelio aveva già assunto un'altra forma. Ancora si vedeva qualche segno della sua vecchiaia, nel parafango ossidato o nel faro leggermente screziato, ma quel nuovo colore, quella luce che si batteva su di lei le donava un'estrema classe e le trasmetteva una nuova forza.
Non bastava però una pulita,seppur accurata, a farla ruggire di nuovo e lui era desideroso di ascoltare il suono del motore, sordo, pulito, chiaro, come glie lo avevano sempre raccontato;certo si era ripromesso di farla aggiustare da un meccanico, uno della zona, uno che aggiustava soprattutto i motorini, quelli dei suoi amici ad esempio, eppure era così deciso a volerla sentir cantare che cambiò idea, tutto sommato quel meccanico non la meritava e lui di motori qualcosa ne sapeva pur qualcosa, come dimostravano quella sfilza di riviste che teneva in camera, collezionate ormai da qualche anno.
Così mise un piede su una pedalina e con una mossa calibrata spostò la gamba da una parte all'altra della sella, ora era a cavallo della sua creatura, in piedi; tirò qualche colpo di pedivella e come si aspettava già, il motore non dava segni di vita. Provò fiducioso con un paio di colpi ancora e, anche se non voleva crederci, la moto non ripartiva, ma era ovvio: dopo anni di inutilizzo, e chissà cme l'avevano usata quei vecchi proprietari,era impensabile che ripartisse al primo tentativo.
Scese, ma non si diede per vinto, e così accovacciò vicino al cilindro; pensò a qualsiasi difetto che quella moto potesse avere. Ripensò ad ogni articolo letto e ad ogni operazione che potesse fare al suo guerriero.

raconteur05.04.2008 07:55